La Granda | RAZZA PIEMONTESE
22675
page,page-id-22675,page-template-default,ajax_fade,page_not_loaded,,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-2.4.1,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive
 

LA RAZZA PIEMONTESE

Storia di una razza millenaria

La Piemontese è una tra le principali razze da carne italiane. L’ultimo standard di razza è datato 1977 ed il libro genealogico è tenuto e custodito dall’ Anaborapi. La Piemontese non è nata, a differenza di alcune altre, da manipolazioni sul patrimonio genetico e la sua origine va ricercata addirittura nell’era quaternaria2 Infatti, proprio nel periodo Pleistocenico inizia la storia di questa pregiata razza da carne, nata da un intrappolamento di un tipo di bovino Aurochs tra le Alpi e gli Appennini. Il passaggio verso Est di questi animali era impedito da un territorio acquitrinoso e paludoso che si estendeva dalla bassa valle del fiume Tanaro sino alla Dora Baltea: pressapoco, l’odierno Piemonte. La razza presenta una buona adattabilità all’allevamento in zone altimetriche diverse, dalla pianura ai pascoli d’alta quota. Da ciò deriva anche un’elevata longevità, superiore a quella riscontrata in altre razze bovine. La caratteristica principale della Piemontese è l’elevata resa al macello che supera, in alcuni casi, il 70%, dalla quale si ottiene una carne magra, povera di tendini e di grasso, sapida e gustosa. La fine ossatura consente, inoltre, un maggior numero di tagli pregiati rispetto ad altre razze di mole superiore. Anche la Piemontese, come tutte le razze autoctone, necessita di un allevamento compatibile con il territorio.

 

Nonostante possieda caratteristiche ineguagliabili dal punto di vista della salubrità e da quello culinario, negli ultimi decenni si è registrata una forte diminuzione del numero dei capi. Allevare le «bianche», infatti, era diventato, per molti versi, economicamente svantaggioso rispetto all’allevamento di mucche da latte. Ma è soprattutto nei confronti della politica dei grandi importatori di carne e bestiame che molti allevamenti locali hanno dovuto arrendersi: la linea vacca-vitello era incapace di reggere la concorrenza dei grandi numen. Così, molti allevatori non sentendosi sufficientemente tutelati da un mercato che premiava sempre di più l’industrializzazione dell’allevamento, si sono indirizzati verso altre attività, lasciando libero il campo ad ingrassatori e commercianti che, si sa, non portano avanti la vita di cascina. Non a caso, il 50% degli allevamenti di Piemontese è a conduzione familiare.

Negli ultimi si è registrata un’inversione di tendenza ed il numero dei capi è leggermente aumentato. Nonostante questo dato possa sembrare agli occhi di molti poco preoccupante, va sottolineato che, secondo le regole della genetica, al di sotto di un certo numero di capi una razza può essere definita a tutti gli effetti in via d’estinzione. Anche l’età media degli allevatori di Piemontese ha subito un notevole innalzamento: sono sempre meno i giovani che decidono di rimanere in azienda, facendo dell’allevamento la loro principale attività. Gli allevamenti della Granda sono tutti a conduzione familiare e in tutti è presente la linea vacca-vitello, ossia ogni capo dì bestiame nasce e viene allevato in azienda.

img-razza-piemontese